[Effettistica] True-Bypass: 5 falsi miti

Oggi dedico un articolo agli amici chitarristi (e anche un po’ ai bassisti), cercando di sfatare qualche mito sull’ormai leggendario True Bypass. Per i non chitarristi, si tratta di un sistema di bypass appunto per gli effetti a pedale per chitarra e basso che infiamma da anni discussioni su discussioni sui forum di tutto il mondo dividendo i chitarristi tra i sostenitori di questo sistema e i suoi detrattori.

::::::::::PICCOLA DIVAGAZIONE SU IMPEDENZA E PERDITE DI SEGNALE::::::::::

Qual è il problema alla base di qualsivoglia diatriba in merito all’utilizzo di un tipo di bypass rispetto ad un altro? Semplice, il fatto che l’introduzione di effetti, e comunque di circuiti attivi tra la chitarra e l’amplificatore, genera in certi casi un degrado del segnale della chitarra udibile e fastidioso. Questo degrado coinvolge principalmente le armoniche più alte, restituendo un suono più ovattato soprattutto quando tutti gli effetti sono bypassati. A cosa è dovuto questo degrado? A tanti fattori e non sempre è colpa degli effetti in se, trattare l’argomento sarebbe molto lungo e complesso per cui mi limito a spiegare molto brevemente cosa succede.

La chitarra, i cavi, i pedali, l’ampli, formano un circuito elettrico, nel quale passa un segnale, che è in pratica una corrente alternata ad una determinata tensione (di pochi mV) e ad una determinata frequenza (anzi a determinate frequenze, considerando gli armonici). Ognuno dei componenti di questo circuito ha una propria resistenza (che determina l’impedenza del segnale) e una propria capacità (oltre a tante altre proprietà di cui ora non ci interessa). Il segnale quindi esce dalla chitarra con una certa impedenza che dipende dai componenti del circuito della chitarra stessa, dalle loro regolazioni (i potenziometri influenzano questo parametro) e dalla frequenza del segnale stesso. Questo segnale poi attraversa cavi e pedali, prima di arrivare all’ampli.

Nel caso più semplice, il segnale esce dalla chitarra con impedenza X (diciamo 10kΩ, a fini didattici) e attraversa Y metri di cavo che hanno una determinata capacità parassita (diciamo 100pF al metro). La resistenza del cavo la si consideri trascurabile (un cavo audio avrà una resistenza di 75mΩ/metro, davvero molto bassa rispetto al resto). Il circuito equivalente che si viene a creare ha la configurazione di un filtro passa basso, che quindi taglia tutte le frequenze sopra una certa soglia e le attenua. Siccome la frequenza di taglio del filtro dipende dall’inverso dell’impedenza per la capacità, all’aumentare di impedenza e capacità parassita diminuisce la frequenza di taglio, che è la frequenza alla quale si ha un taglio di almeno -3db.

Con i valori precedentemente considerati si può calcolare la frequenza di taglio in funzione della lunghezza del cavo utilizzato. Con un cavo lungo 5 metri ad esempio si avrebbe un taglio a circa 31kHz, con 10 metri addirittura a 15kHz. Un suono filtrato a queste frequenze suona più ovattato in maniera avvertibile.

Per nostra fortuna un buffer può sopperire a questa perdita di frequenza. La sua funzione è infatti quella di abbassare l’impedenza di un segnale. Poniamo che ad esempio l’impedenza di uscita di un buffer sia sui 100Ω (anche se buoni buffer hanno anche impedenze molto più basse), nelle stesse condizioni di prima, stessi cavi, etc…per 10 metri di cavo si avrebbe la frequenza di taglio a 1,5 MHz, decisamente molto superiore a quanto l’orecchio umano possa percepire. Giusto per farsi un’idea per tornare ad avvertire un taglio sulle frequenze alte servirebbe 1 km di cavo.

N.B. : la trattazione dell’argomento è molto più complessa di così, ma ritengo che l’esempio renda l’idea anche se i calcoli non sono accuratissimi

::::::::::FINE DIVAGAZIONE::::::::::

Senza indugiare oltre, dunque, con la competenza e la modestia che ci contraddistingue, siamo qui per rivelarvi tutta la verità sullo spinoso tema del bypass tramite 5 punti tra i più discussi:

1 – Il True Bypass degrada il segnale

No, non è vero in senso assoluto, ma c’è da fare alcune precisazioni. Una degradazione del segnale si ha quando la lunghezza dei cavi che collegano la chitarra all’amplificatore supera una certa soglia (vedi sopra), che dipende dalla qualità del cavo, principalmente. Un pedale true bypass, per definizione, non ha alcun effetto sul segnale che appunto passa senza essere in alcun modo modificato, di fatto il pedale si comporta come un pezzo di cavo (con una sua resistenza, che dipende dalla qualità dei componenti) e la lunghezza del cavo di input e di output si sommano. Aumentando i pedali (ammettendo che sian tutti esclusivamente di tipo true bypass) in catena si ha un effettivo aumento della lunghezza del percorso del segnale con annesso aumento della capacità parassita e conseguente degrado, anche maggiore di quello che si avrebbe utilizzando un cavo schermato di equivalente lunghezza in quanto ci sono molti più punti sensibili a dispersione (switch, jack non sempre di qualità eccelsa, cavi meno schermati). A questo punto vien da dire…meglio il buffered bypass, allora (cit. Roland/Boss). No, la soluzione come al solito sta nel mezzo e non è detto che sia una sola, ma ne discuteremo più avanti.

3pdtwiring

Tipico esempio di switch true bypass 3PDT. Le tre colonne verticali rappresentano idealmente tre switch singoli che si attivano contemporaneamente alla pressione del pedale. I pin centrali sono comuni e vengono collegati alternativamente ai pin sopra o sotto premendo il pedale. Il percorso del segnale è sempre isolato dal resto del circuito ed è presente un led al centro sempre isolato dal percorso del segnale.

2 – “Questo pedale non è true bypass, ma è come se lo fosse”

Falso, anzi falserrimo. Esistono sostanzialmente tre tipi di bypass: true bypass, buffered bypass e hardwire bypass per cui, o un pedale è true bypass (ovvero monta un qualsiasi sistema di switching in cui il percorso del segnale in modalità bypass è totalmente isolato dal resto del circuito) o non lo è. Non esistono sistemi “non true bypass” che si comportino allo stesso modo. Si tende spesso a spacciare pedali che montano l’hardwire bypass come “praticamente” true bypass perché non montano un buffer, ma è un grave errore nella migliore delle ipotesi dovuto a ingenuità, nella peggiore a malafede. Infatti, siccome l’input del pedale è sempre collegato all’input del circuito, l’impedenza del circuito influisce sul segnale, creando di fatto le condizioni perché il segnale possa degradarsi, in maniera anche maggiore rispetto ad una lunghissima catena di pedali true bypass. Pedali con circuiti ad alta impedenza, di fatto, rischiano meno di compromettere il segnale, con questo tipo di switching, ma ancora una volta su lunghe catene si tenderà ad avvertire la differenza. Oggi fortunatamente pochi pedali montano questi tipo di soluzione, c’è da prestare attenzione soprattutto agli wah wah e ai pedali datati (alcuni mxr, in particolare).

hardwire bypass

Bypass di tipo hardwire. L’input jack e l’input del circuito elettrico sono attaccati allo stesso pin, di conseguenza anche a pedale staccato l’impedenza del circuito agisce sul segnale.

3 – Questo pedale “ciuccia” segnale perché il buffer è scarso

Può essere quello, ma può essere, molto più facilmente, che il pedale monti uno switch di tipo “hardwire bypass”. I motivi sono quelli detti sopra. Sia il sistema true bypass che il sistema buffered bypass hanno dei pro e dei contro; il sistema hardwire bypass ha l’innato dono di condensare i difetti di entrambi senza averne i pregi. La domanda sorge spontanea: perché si usa? Perché è più economico, perché anni fa le alternative erano parecchio costose o non esistevano alcuni accorgimenti che si usano oggi, perché occupa meno spazio…

4 – Se non monta uno switch 3PDT non può avere sia il led che essere true bypass

Non è vero. Sicuramente il sistema con switch 3PDT, ovvero tripli, (i footswitch, che dentro sono azzurri, che spesso montano gli EHX ne sono un esempio) è il più semplice e immediato, quindi il più diffuso, per avere uno switch di tipo true bypass con un led, ma non è il solo. Esistono anche altri sistemi che utilizzano switch diversi, tipo il sistema “millennium” in cui il led è collegato ad un piccolo circuito ausiliario pilotato da un transistor, che permette di utilizzare switch di tipo DPDT, meno costosi e più facili da trovare. Anche Vodoo lab ha un suo sistema di switching personalizzato che fa uso di un optoisolatore, che pur utilizzando switch DPDT è true bypass e ha uno status led.

5 – Dulcis in fundo la mia preferita…se il segnale passa anche con l’alimentazione staccata è true bypass

SBAGLIATO! Il fatto che il segnale passi anche con l’alimentazione staccata indica inequivocabilmente una sola cosa: che tra l’input e l’output, in modalità bypass, non è presente alcun circuito attivo, ergo nessun buffer. A riprova di questo un pedale tipo Boss, bufferizzato, non suonerà se staccato dall’alimentazione, ma un pedale che monta un bypass tipo hardwire, si. Allo stesso modo alcuni pedali true bypass non suoneranno se non alimentati, ad esempio se al posto dello switch fisico utilizzano un relé.

A questo punto mi pare sia giunto il momento di dire due cose sui pregi e sui difetti dei vari sistemi di switching. Premesso che a mio avviso l’hardwire bypass è una tecnologia superata che non presenta pregi apprezzabili rispetto ai difetti, soprattutto oggi che la tecnologia permette migliori soluzioni a prezzi molto simili, passo ad analizzare le due principali scuole di pensiero: true bypass vs buffered bypass.

Il pregio principale del true bypass è, come già detto, che il segnale non subisce alcuna variazione di sorta e il pedale si comporta esattamente come se fosse una porzione aggiuntiva di cavo. Questo pregio è però anche il principale difetto del true bypass, in quanto per catene piuttosto lunghe di effetti, si ha una effettiva perdita di segnale, quando tutti i pedali sono disattivi. Alcuni pedali true bypass inoltre hanno il fastidioso difetto difetto di produrre un “pop” al momento dell’attivazione/disattivazione che a volte è anche molto forte (nonostante esistano accorgimenti davvero ridicolmente semplici per evitarlo). Un altro difetto del true bypass è che piace moltissimo agli hipster il che di per sè dovrebbe far pensare.

Il pregio principale del buffered bypass è invece che sostanzialmente il segnale viene elaborato inizialmente, ma poi non risente in maniera udibile della lunghezza del cavo e della catena di effetti. Questo è dovuto all’effetto del buffer che ha un ingresso ad alta impedenza e e un’uscita a bassa senza in teoria modificarne in alcun modo timbro e volume del segnale ma modificandone di fatto solo l’impedenza, appunto. Ogni qualvolta un segnale entra in un circuito elettrico, che ha una sua impedenza di ingresso, questo ne dissipa una parte. Tanto più l’impedenza in ingresso del circuito è alta e tanto più l’impedenza del segnale è bassa, tanto meno si avrà degrado del segnale stesso dovuto a dissipazione. Considerando che la chitarra ha un’impedenza piuttosto alta di suo, il buffer da questo punto di vista genera un beneficio importante. Il difetto del buffered bypass è principalmente legato al fatto che se il buffer è scarso introdurrà disturbi, rumore, degrado del segnale di suo. La maggior parte dei buffer dei pedali commerciali sono dignitosi, ma non eccelsi, per cui su lunghe catene di pedali bufferati, questi effetti si sommano dando disturbi e fastidi avvertibili ad orecchio. Inoltre certi effetti sono pensati specificatamente per avere ingressi ad alta impedenza (tipo molti fuzz al germanio, molti wah wah, etc…) e se alimentati con un segnale a bassa impedenza semplicemente non suonano (o suonano come se avessero una zanzara dentro).

Per cui: qual è la soluzione?

Nella mia esperienza la soluzione è molto semplice. Abbracciando in toto le teorie del Guru (si merita la maiuscola) Pete Cornish, rapportate alle mie esigenze di musicista dilettante che si trova a suonare nel localino o alla sagra della salamella da sugo e che, quindi, necessita di un suono migliore possibile a fronte di investimenti sensati, ho concluso che la soluzione migliore è quella di inserire un buffer a inizio catena o al limite subito dopo i pedali “sensibili”, quindi fuzz, wah wah e booster, e poi di utilizzare il più possibile pedali true bypass dopo. La regola d’oro sarebbe poi considerare se ci sono pedali con alta impedenza in uscita e inserire eventualmente dei buffer anche dopo quelli, ma si va molto sul fine.

Come buffer ho fatto vari esperimenti: devo dire che con 3 euro di componenti e 15′ di saldatore ho prodotto un buffer che funzionava benissimo e che mi ha tenuto fedelmente compagnia per 5 anni senza mai dare un problema. Superati i pregiudizi sulla scarsa qualità dei buffer Boss poi ho deciso di utilizzare il buffer dell’accordatore della casa nipponica e…sorpresa! Funziona divinamente. I buffer Boss per quello che devo fare io sono più che buoni e se non si usano catene chilometriche non danno nessun disturbo udibile.

Ulteriore consiglio è evitare quindi pedali con bypass di dubbia natura, quindi che potrebbero avere buffer scarsi o bypass di tipo hardwire (NB: nessun riferimento alla marca Hardwire che invece fa pedali bufferizzati di ottima qualità, a mio avviso). Nel caso non si potesse consiglio di utilizzare eventualmente un looper true bypass o di modificarli, in modo di escluderli dalla linea del segnale se non utilizzati.

Ok, ho fatto tutto, ma ancora c’è della perdita di segnale! Cosa faccio?

Ricontrolla i cavi, magari è semplicemente una massa collegata male o un contatto ossidato. Se proprio sei sfortunato una saldatura fatta male. Se ancora non hai risolto sentiti libero di smadonnare la tua divinità preferita e di insultarmi.

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