[Recensione] Kirayel – Diary of spaces and skies

Seguo questo lavoro e lo attendo da parecchio, per cui appena uscito me ne sono procurato una copia e l’ho messa in loop per una settimana per gustarmene ogni singola sfaccettatura. I motivi di questo hype sono molteplici, il primo è che conosco questa artista e mi piace ciò che fa, il secondo è che per come è concepito e realizzato questo disco è qualcosa di veramente sperimentale e per certi versi davvero innovativo.

Leggo dalla presentazione del disco: Wear your best headphones (L to left, R to right) and enjoy our original musical creation, entirely in “6D-Audio”. Che diavoleria è mai questa? Big G non mi da risposte soddisfacenti, per cui decido di chiedere all’unica persona che davvero mi può spiegare questa cosa, Kirayel in persona. Ebbene, questo 6D audio è una tecnica di registrazione piuttosto particolare, che estremizza i principi e le tecniche della registrazione binaurale. La tecnica binaurale fa uso di un particolare dispositivo di acquisizione dell’audio a forma di testa, che permette di dare una profondità e una tridimensionalità impressionante al suono. In questo lavoro per la prima volta di “teste” ne sono state usate due e il risultato è da rimanere a bocca aperta, considerando oltretutto il fatto che il tutto è stato realizzato senza l’ausilio di alcun effetto ne in registrazione ne nelle fasi successive di realizzazione, il ché rende ancora più incredibile il risultato. Ovviamente il modo migliore di apprezzare questa tecnica è utilizzare delle cuffie di buona qualità, meglio se ben isolate e chiudere gli occhi.

Appena parte la musica questa ti avvolge dolcemente e ti proietta in questo spazio surreale, è possibile collocare esattamente ogni suono nello spazio, identificare esattamente da dove proviene, come si muove. L’impatto è davvero suggestivo. La sensazione incredibile, l’esperienza è davvero qualcosa che non avevo mai provato a livello sonoro. Per cui indossiamo queste cuffie e immergiamoci.

Teste per la registrazione binaurale
Teste per la registrazione binaurale

Ho parlato molto della tecnica di registrazione perché è la vera particolarità di questo lavoro, ma non si pensi che la parte musicale ne uscirebbe sminuita o meno apprezzabile anche fosse registrata in maniera canonica. Fin dal primo pezzo Sunflower si può apprezzare in tutta la sua bellezza quest’opera. Melodie tutto sommato semplici, nonostante le varie sovrapposizioni vocali e una tecnica pianistica notevole e pezzi che si incollano nella memoria, molto freschi ed orecchiabili su atmosfere sospese e spaziali che si alternano a pezzi più “incazzati” e frenetici, come Red Sky o più “disturbati” come Nocturnal forest che ha davvero il potere di trasmettere un certo senso di disagio con i suoi suoni chiusi e i cori di sottofondo, quasi ansimati, per poi aprirsi verso la fine come la notte lasciasse posto ad una nuova alba. Il bello di questo disco è che ogni pezzo è un quadro che si delinea e si evolve nei 3-4 minuti della canzone. Altro pezzo decisamente notevole è la traccia di chiusura Wayfarer, molto cinematografico, se fosse una colonna sonora sarebbe certamente un tema per un addio; un addio inizialmente triste, ma che come ogni fine poi genera un nuovo inizio, con un gusto a dire il vero molto retrò (non so esprimere meglio questo concetto, per cui non approfondirò questo epiteto) di cui mi colpiscono e mi sorprendono ogni volta le sovrapposizioni melodiche proposte, davvero al posto giusto.

Voler trovare una pecca a questo lavoro invece è un compito assai arduo. Forse il fatto che sia solo piano e voce ne limita un po’ il pubblico e ne restringe il focus, il fatto che si apprezzi al top solo in cuffia, poi, di questi tempi, in cui la musica è sempre più sottofondo e materiale di consumo mette altri paletti e restringe ulteriormente l’utenza del “prodotto”, ma, alla fine, la buona musica va gustata, come un buon piatto, con calma e seduti comodi. Continuando con le metafore culinarie, siamo davanti ad un piatto di alta cucina, non ad un paninazzo ignorante, che, senza disdegnare né l’uno né l’altro, si gustano in modo diverso, in tempi diversi e soprattutto, non sempre il piatto di alta cucina può essere apprezzato da ogni palato, in particolar modo se manca la pazienza di assaggiare (ascoltare) e gustare (godere).

Come al solito, comunque, credo che un ascolto valga molto più di mille parole scritte, per cui wear your best headphones and press play sul video qui sotto:

Potete trovare questo spettacolare disco sui maggiori store online (iTunes, amazon, Spotify, Soundcloud) anche in ascolto gratuito, mentre potrete procurarvi una copia fisica del disco contattando direttamente l’autrice o ad uno dei suoi prossimi eventi live.

I contatti dell’artista sono i seguenti:

Facebook (https://www.facebook.com/kirayel)

Soundcloud (https://soundcloud.com/kirayel)

Youtube (https://www.youtube.com/channel/UC13BP62Tui4yeOW69jhiByw)

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2 thoughts on “[Recensione] Kirayel – Diary of spaces and skies

  1. Egregio Filippo (mi permetto di darti del tu),
    continuando la tua azzeccata metafora culinaria, per saperne di più di questo “piatto di alta cucina” in “6D-Audio” ritengo sarebbe stato assai più congruo chiedere direttamente allo “chef” (ovvero il sottoscritto, in collaborazione con l’Ing. Stefano Arciero) che con tanto amore l’ha progettato e “confezionato”: ti sarebbe bastato visitare il sito http://www.terzoorecchio.com (ben evidenziato nella relativa presentazione, da te citata, che ho pubblicato su YouTube a gennaio 2014), che tra l’altro offre un gran numero di esempi di Registrazioni Binaurali (di cui mi occupo fin dal 2001) di svariati generi e finalità.
    Grazie infinite per le bellissime parole che mi hai tributato (seppur in contumacia) per l’accuratezza del mio lavoro-passione,
    col massimo rispetto,
    Franko

    • Filippo il said:

      Grazie per questo commento. Senza nulla voler togliere al lavoro dei tecnici che rendono possibile la realizzazione di lavori come questo, in questo blog mi limito a riportare impressioni e pareri sul prodotto discografico in se e sul lavoro dell’artista, inteso come la persona che mette il nome e la faccia. Normalmente non cito mai nomi di tecnici o studi di registrazione o di etichette o altro per lo stesso motivo. Nessuna omissione volontatia, semplicemente una linea guida che cerco coerentemente di seguire nella realizzazione di queste modeste recensioni. Avevo già avuto modo di “spulciare” sul vostro sito e di apprezzare altri vostri lavori e colgo volentieri l’occasione per complimentarmi con te e i tuoi colleghi per la qualità e l’originalità di tali realizzazioni. A presto! F.

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